Milano, il cancro dello sport
22 06 2008Non servirà a gran che, ma mettere una firma non costa nulla, per chi ha ancora negli occhi il boato del Forum pieno
http://firmiamo.it/milanosiamonoi

E’ finita. I Vipers, la squadra di Milano di hockey ghiaccio che ha conquistato 5 scudetti di fila su 7 finali, oltre a un secondo e quarto posto europeo, ha scelto l’eutanasia. Addio hockey a Milano.
Dopo un ventennio passato a coccolare il ghiaccio di questa ingrata città, Alvise di Canossa s’è visibilmente scassato le pelotas, ed è stufo di rimetterci soldi per visibilità zero. Milano è una città veramente povera per quanto riguarda lo sport, che non sia calcio. Infrastrutture da terzo mondo, zero attenzione delle istituzioni. In questi anni hanno chiuso i battenti il rugby, il baseball, il volley ben tre volte, l’hockey 4 volte, il football americano due volte, il basket per due volte ci e’ andato vicinissimo.
Sarebbe una capitale dello sport questa? E Berlino allora cos’è? Che sfoggia, oltre all’Herta, illustri formazioni quali ad esempio gli Eisbären nell’hockey, l’Alba nel basket, l’HVB nella pallamano, l’SCC nel volley e tante altre.
Una Milano che se guardate gli albi d’oro di qualsiasi sport ha una squadra a palmares, ma che non riesce a far sopravvivere una società più di un tot di anni, perché chi conosce per sbaglio uno sport dove non vada preso a calci un pallone non riesce a portare avanti la sua passione, visto i costi e i sacrifici che deve fare. E l’ignoranza sportiva di un po’ tutto il Paese che deve combattere.
Da anni Di Canossa ha chiesto un ampliamento dell’unica struttura per il ghiaccio che ha una metropoli come Milano (dopo la chiusura del Piranesi, lo stadio coperto per il ghiaccio più vecchio d’Europa… all’estero l’avrebbero usato come un tempio). La risposta è stata una protesta di un gruppetto di abitanti della zona che non voleva espropriato uno dei 437567436543987543 campetti di calcio milanesi. E qualche metro quadro di “area verde”. Come se al circondario mancasse. Accolti da chi di dovere come facile alibi per l’immobilismo, con l’assessore Terzi che TRANQUILLIZZO’ il quartiere: per le infrastutture del ghiaccio non c’è in programma NIENTE.
Un grazie quindi anche a tutti gli assessori che si sono succeduti, Brandirali e Terzi gli ultimi, sempre sorridenti alle finali tra strette di mano e fotografie, e che sempre sono stati a guardare la morte dello sport a Milano. Cambierei l’assessorato in “Calcio e Cultura”. Il bello è che Milano è stata votata a Stoccarda Capitale europea dello sport per il 2009. Alla luce di quello che sta succedendo, questa onorificenza fa ridere. Sotto la Madonnina in un campionato di massima lega resta il basket, grazie alla scommessa di Armani, e due squadre di rinoceronti: l’Epipoli Rhinos nel football americano che gioca in un velodromo, e nell’hockey inline il Milano 24 (di quel Quintavalle artefice della seconda chiusura del ghiaccio a Milano) che gioca in un tendone di sua proprietà, da zero posti a sedere. Il baseball in A2 è in continua lotta col gestore del Kennedy, che cede il diamante per dei tornei di calcetto. Il resto? Terra bruciata.
Rimangono in eredità 120 ragazzi che ”da grandi” avranno l’alternativa tra il giocare a Varese o accontentarsi dell’amatoriale.
Soldi per promuovere lo sport minalese non ce n’è, ma niente paura: per la partita di stasera l’ATM, per gli sfortunati che durante Italia-Spagna saranno sui mezzi pubblici “attivera’ un servizio speciale proprio per questa occasione. Sulle oltre 500 pensiline elettroniche, che danno informazioni sui tempi di arrivo degli autobus, comparira’ anche una breve cronaca dell’incontro e, quando si salira’ sul bus, l’azienda dei trasporti milanese garantira’ un audio messaggio ogni 10 minuti per gli aggiornamenti. Servizio attivo anche nelle 88 stazioni della metropolitana, con un riepilogo di 60 secondi delle azioni piu’ importanti”.
Che dire, buona lobotomia pallonara a tutti.
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da Repubblica
Terzi: il Comune non può fare nulla - “Sono il primo a essere deluso ma i problemi si trascinano da decenni: Milano è calciocentrica”
Giovanni Terzi, lei è assessore allo Sport di una città che lo sport lo sta perdendo. In due settimane sono spariti volley e hockey e il basket si è salvato solo per Armani. Nulla da dire?
«Sì, che sono affranto. Non sapevo nulla delle intenzioni di Alvise di Canossa, e mi piacerebbe ci fossero ancora margini per farlo ripensare. Anche se poi lo capisco. La città si conferma sempre più calciocentrica, c´è una difficoltà cronica a trovare un tessuto imprenditoriale che rischi, a investire su altri sport. O c´è un mecenate o non si fa niente. E di fronte a tutto questo, anche io posso fare ben poco».
Di Canossa tra i motivi dell´addio indica anche la mancanza di un palaghiaccio, sempre bloccato da proteste e comitati.
«Ha perfettamente ragione. Ogni volta che si tenta di fare qualcosa salta su un comitato che fa proteste, blocca i cantieri, ricorre al Tar o in Procura. Si pensa sempre all´interesse particolare, mai a quello generale. E così facendo si fa poca strada, anzi non se ne fa».
Aggiungiamoci però i noti problemi del baseball, che spesso neppure può usare il proprio campo, gli impianti di Milanosport che lasciano a desiderare, la mancanza di un palazzetto dal 1985. Saremo anche la capitale dello sport 2009, ma la situazione è catastrofica. Lei si sente la coscienza pulita?
«Qui non è questione di coscienza pulita. Sono il primo a non essere soddisfatto della situazione, ma i problemi si trascinano da decenni, e io sono qui dal 2006. Aggiungo anche, però, che il piano di investimenti che ho messo in piedi non si vedeva da tempo: 30 milioni entro il 2011 per risistemare gli impianti di Milanosport, altrettanti di fidejussioni per le società che vogliano sistemare i propri, 5 milioni per l´Arena, 11 milioni per trasformare il Vigorelli nel nuovo palasport da 8-10mila posti, il bando sarà pronto entro fine anno».
seee vabbè… immagino…. ![]()
da Cronacaqui
SOFFOCATI DAL CALCIO - Figli di uno sport minore: rimane solo l’Armani Jeans
13/06/2008 - La situazione degli sport minori a Milano ha raggiunto livelli imbarazzanti. Nel giro di poche settimane è arrivata la chiusura della Sparkling Volley Milano - che aveva riportato la pallavolo di serie A1 in città dopo 4 anni di assenza - e ieri quella dei pluri decorati Vipers. A passarsela bene è solo l’Armani Jeans che, terminata l’era Corbelli contraddistinta da poche luci e molte ombre, è passata nelle sapienti mani di Re Giorgio Armani che, ne siamo sicuri, saprà riportarla ai livelli che le competono.
Per il resto i pochi sopravvissuti se la passano davvero male fra una situazione impiantistica a dir poco agghiacciante e il totale disinteresse di sponsor e media. Di fatto sono rimaste solo due squadre di vertice, oltre all’Olimpia Milano. Nel football americano gli Epipoli Rhinos Milano che disputano l’Ifl (una sorta di lega d’eccellenza) e la cui comunicazione, fatto curioso, è gestita da una società che fa capo ad Alvise di Canossa. Nell’hockey inline il Milano 24 disputa la serie A1 e, come nel caso dei Vipers, sopravvive grazie al mecenate di turno, in questo caso Umberto Quintavalle.
Negli anni si è più volte tentato di riunire gli sport minori in una sorta di polisportiva o di consorzio. L’ultimo tentativo risale a pochi mesi fa quando, nel corso della presentazione dell’azionariato popolare della Sparkling, i presidenti di basket, hockey, volley e football americano e l’assessore Terzi si erano impegnati ad aprire un tavolo di confronto per capire quali potessero essere i problemi e se si potessero trovare delle soluzioni idonee comuni. Di fatto, dopo qualche riunione, non è scaturito nulla di concreto, anzi si è arrivati a una sorta di contrapposizione fra le parti.
La verità è che sopravvivere a Milano, se non ti chiami Inter o Milan è praticamente impossibile. Ne sa qualcosa il Milano 1946, gloriosa società di baseball che disputa l’A2 fra mille problemi, il primo quello del campo. Il Kennedy, il diamante di proprietà del Comune, è stato dato in gestione a un privato che lo affitta al miglior offerente, l’ultima volta a una non meglio precisata manifestazione di calcetto, tanto che da un giorno con l’altro il Milano 1946 si è trovato senza campo. È solo uno dei tanti, troppi, esempi di una città invivibile per gli sport diversi dal calcio che da oggi sono ancora meno.
Alberto Ambrogi
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